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Nome: Ivana (per gli amici Titi!)
Yep, adoro la vita per mille..molteplici aspetti. Colori, profumi, arte e cultura...
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The Science of sleep di M. Gondry
Questo è il titolo orginale del film attualmente nelle sale italiane, divenuto magicamente per noi L'arte del sogno, a conferma del fatto che -probabilmente- per la nostra società la scienza si è magicamente trasformata in qualcosa di bizzarro, a tratti interpretabile e opinabile...insomma, arte.
Orbene, l'impatto inziale è stato subito problematico: al mio arrivo davanti al cinema, il pubblico che usciva dallo spettacolo precedente sembrava aver visto l'ultima edizione di Via col vento poichè moltissimi ragazzi e ragazze piangevano, mentre altri sembravano visibilmente scossi.
Il film nella prima parte si presenta sostanzialmente interessante: il mondo dei sogni è realmente visto con occhi scientifici - come dimostrano i numerosi riferimenti Freudiani - e il nostro protagonista fonde da subito le esperienze reali con quelle vissute nel suo immaginario, durante il sonno.
La fotografia è ben curata e i tocchi di originalità non mancano: il mondo dei sogni viene osservato da un punto di vista insolito, ovvero quello di una "telecamera" (una sorta di occhio scrutatore) piazzata all'interno del cervello del protagonista,luogo dove un intraprendente alter-ego emerge - come un regista - proprio durante i sogni del ragazzo.
Il protagonista, Stephane, splendidamente interpretato da Gael Garcia Bernal (già noto al pubblico del grande schermo con I Diari della Motocicletta e La mala educacion),torna in Francia dove la madre ha trovato per lui un impiego come grafico nella stampa di calendari, ma il povero Stephane si ritroverà ben presto a gestire un lavoro assai monotono, contornato da colleghi pienamente collocabili nel limbo tra normalità e follia, i quali più volte entreranno nei suoi sogni per essere così comandati a bacchetta.
A sconvolgere questa sua monotona esistenza sarà una nuova vicina di casa, altrettanto ben interpretata da Charlotte Gainsbourg (per me una splendida Jane Eyre), una ragazza dolce e creativa, contornata da insicurezze ma anche dalla incredibile capacità di ascoltare.
Orbene, nonostante la fotografia ben curata, la magia con cui i primi sogni irrompono sullo schermo, la capacità di mostrare anche i più piccoli dettagli e la delicatezza che può scaturire quando due esseri umani - seppur per un istante - si osservano nel profondo, nonostante tutto...il film non convince.
Si alternano questi momenti ad altri estremamente sotto tono, scontati, dove è proprio la sceneggiatura a venire a mancare e l'originalità iniziale vacilla trasformandosi - alla lunga - in cosa trita e ritrita.
Non accade nulla di più, se non un allontanamento dei due personaggi, e questo senso di incompletezza si riversa come un torrente nel finale: anch'esso a mio parere non molto sensato, quasi inutile, oltre che privo di interesse persino da un punto di vista registico.
Le riprese terminano, le luci si riaccendono, esco dalla sala...e rimango piuttosto stupita e confusa: se pongo sui piatti di una bilancia i momenti a me piaciuti e quelli invece poco apprezzati, probabilmente nell'insieme sì, il film merita una visione, trasmette qualcosa.
Ma per chi, come me, aveva assaporato a pieno la completezza e lo splendore del precedente lavoro di Gondry, ovvero Eternal Sunshine of a Spotless Mind (in italiano inspiegabilmente tradotto con la formuletta quasi canticchiabile Se mi lasci ti cancello), questo film non va oltre, non appaga.
Non ti scoraggiare Gondry...
le premesse sono ancora buone

Titi
Signori e signore,
ecco a voi l'importante missione quest'oggi ottimamente completata dalla sottoscritta con il lodevole supporto della tecnologia più avanzata....
Il pane!

Era da molto tempo che non mi capitava di viverlo ed è stato un momento meraviglioso, come sempre.
Uno di quegli attimi in cui riesci a bloccare il tempo, a distaccarti da ciò che ti circonda, dalle peripezie quotidiane, dai bisogni e dalle necessità, e ti soffermi a riflettere in quel cantuccio di cui solo tu possiedi le chiavi d'entrata.
No, nessuna droga, nessuna strana esperienza mistica new age o preghiera votiva...
Ho acceso lo stereo, ho ascoltato brani secolari di compositori di cui oggi solitamente si ignora l'esistenza...ma le cui melodie ci accompagnano ogni giorno più di quanto non si creda: spesso sono lì quatti quatti come colonna sonora di uno spot pubblicitario o della scena più melanconica nel nuovo film hollywoodiano in tutte le sale..
Orbene - come stavo dicendo - ho acceso lo stereo, ho spento le luci principali lasciando solo lei, la lampada dal color arancio che non a caso è lì, proprio di lato al divano... ho preso i miei libri, quelli delle superiori.... quelli dove odiavo svolgere gli esercizi quando studiavo ancora al Liceo ma che male o bene sono stati alleati preziosi nei numerosi pomeriggi precompito....
e ho iniziato a sfogliarli, come unici zibaldoni.
Il libro di italiano: uno dei miei preferiti, raccoglie poesie, brani e parti di testi celebri, suddivisi per autore ed epoca...il libro di inglese... quello di filosofia..
Mi sono accovacciata sul mio divano rosso, col mio inseparabile scaldotto-poncho verde, accando alla fonte di luce, e pian piano ho iniziato a rileggerli, a scrutarli, a ricercarne note a margine e quant'altro potesse far riaffiorare i pensieri che avevo annotato su quelle pagine, anni fa.
Sottovoce, quasi un sibilo, ho ritrovato i celebri versi di poeti italiani, inglesi, latini... da Pirandello a Kafka, da Calvino a Blake, da Platone a Bakunin..
E' volato il tempo, ho notato particolari che anni fa mi erano sfuggiti, ho riflettuto sul significato di molte frasi.. mi sono persino ritrovata a sorridere di fronte all'ironia così perfettamente tramutata in verso e poi a commuovermi, un attimo dopo, davanti alle emozioni che sgomitando riescono ad emergere, tra una sillaba e l'altra.
Nonostante le regole poetiche, le metafore, le figure retoriche, le analisi fatte e rifatte su singole vocali o consonanti, certi testi sono delle "opere" proprio per la loro inspiegabile e magica capacità di emozionarci, di sentirle afferrare verità profonde nonostante a scriverle sia stato un semplice uomo, in carne ed ossa, vissuto secoli e secoli fa..
Quando sono tornata con i piedi per terra, quando la fame e la stanchezza degli occhi mi hanno ricordato che esisto, che non sono parte astratta di pagine rilegate, ma un essere umano rimasto per ore su un divano rosso, avvoltolato con le gambe incrociate in uno scaldottoponcho verde, vicino ad una lampada arancione,
mi sono accorta di essere piacevolmente calma, serena, stupita...
come quando si è bevuto affannosamente perchè solo nell'istante in cui abbiamo avvicinato l'acqua alle labbra ci siamo resi conto di quanta sete inaspettatamente avessimo
Titi