Titi...la vita e'un pizzicotto

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domenica, 25 febbraio 2007

Differenze tra la mia dottoressa e il Dr. House

                                  House2


    Orbene, ultimamente tra un impegno e l'altro, mi sono imbattuta nella visione di una serie televisiva di cui ignoravo l'esistenza, ma che tutto sommato si è rivelata non banale e fruibile, ovvero il
Dr. House (per gli amici,  il dottor casetta)
Indendiamoci, niente di sconvolgente.... però le puntate durano giusto un'oretta, i dialoghi sono curati  e brillanti, splatter  e cinismo sono presenti in giuste dosi, la medicina e la malattia sono affrontati da un punto di vista sostanzialmente "indagatorio" e non patetico/commovente (come nel 99% delle serie ambientate in Ospedali e simili) e i personaggi hanno il giusto mix di ironia e imprevedibilità: insomma, senza troppe pretese è una visione che non mi dispiace.

    Sorge però spontanea la necessità di sottolineare le clamorose differenze notate dalla sottoscritta durante la visione del suddetto telefilm, rapportato con la realtà a me nota del mio medico curante (per l'esattessa la mia dottoressa). Bene, iniziamo:

- Il Dr. House non indossa mai il camice bianco, giretta su una moto pur avendo una gamba azzoppata, fa battutine sarcastiche ma efficaci ogni volta che un paziente si presenta ad una sua visita; visiterà  una o due persone al giorno sì e no.
- La mia dottoressa indossa sempre il camice bianco, anche ad agosto con 38° gradi, si sposta esclusivamente in bici e solitamente quando vado al suo ambulatorio la fila oceanica di nonnini arriva fino all'uscita, con record da me vinti di anche 3 ore di attesa.

- Il Dr. House è circondato da una equipe di dottori bravissimi, che  -se necessario- entrano di soppiatto nelle case dei pazienti più gravi  per scoprire cosa essi abbiano ingerito/inalato per star tanto male e alla fine, tutti insieme trovano sempre l'inghippo.
- La mia dottoressa è circondata da incompetenti, anche la segretaria non è in grado di distinguere una ricetta da una lastra e con tutto il tatto tipicamente italiano che la contraddistingue, quando ti vede entrare nella sala d'attesa già affollata, ti accoglie con voce altisonante ed un sorriso sincerissimo annunciandoti a tutti con un "Ah, ma lei è il signore delle emorroidi vero?".

- Il Dr. House impiega un nanosecondo per scoprire quale sia la causa della malattia, in caso contrario, è capace di operare il recoverato anche solo per vedere "cosa c'è dentro" che non va, trovando così  la cura adatta che immediatamente guarirà il paziente in questione (nonostante poco prima magari avesse la lebbra).
- La mia dottoressa segue la regola del numero 3: solo alla terza visita infatti, dopo che ho fatto tutte le analisi prescrittemi durante la prima e quelle aggiunte nella seconda, solo allora riesce ad intuire il problema... ma anche lì, persino per un banale raffreddore, almeno altri 3 giorni me li godo tutti.


Insomma che dire...
evidentemente c'è un motivo se le persone si godono la visione di un telefilm:
si tratta pur sempre di "sognare ad occhi aperti"




Titi



Postato da: Isiltarion a 15:22 | link | commenti (2) |

venerdì, 16 febbraio 2007

InsonniaCredo che ormai quest'oggi sia la terza mattinata con alle spalle poco più di tre ore di sonno, e in effetti sto iniziando ad osservarne scientificamente le conseguenze sul mio povero organismo:


- la vista direi che tende ad appannarsi un po', complice la stanchezza cronica latente che fa calare la palpebra con un certo ritmo (tin...tin...tin...)

- le gambe e le braccia sono estremameeeeeeeente pesanti, così come la testa si è fatta portatrice di un piombo invisibile di almeno un chiletto e quindi tendo a "dondolare", stile zombie di House of the Dead.

- credo che il prossimo passo siano gli stati allucinatori, ma ancora ne sono sprovvista

L'aspetto più curioso è quello "umorale" in quanto, gli sbalzi di umore appunto (quelli tipici della femminil persona), sono praticamente raddoppiati per la gioia di amici, parenti e colleghi che son costretti da cause di forza maggiore ad avere a che fare con la mia presenza.

E' che la dinamica è pressochè la stessa ogni volta: arrivo a casa stanca - perchè non ho dormito - e crollo sul divando/poltrona dove mi accoccolo con appunti alla studiare2mano per poter studiare; ciò mi riesce solo parzialmente ma qualcosa ne tiro fuori, fin quando non è ora di cena...
Dopo pappa ci sarebbe la vera frana psicofisica ma è proprio in quel momento che nascono (inevitabili) le idee più bizzarre: perchè non vedere un film? Perchè non ascoltare della musica? Perchè non accendere il pc? In fin dei conti son solo le 10...o poco più...poi nanna....giuro...

Ma intrapresa una delle citate attività, il sonno svolazza, passa e PUFF!
Le forze ricompaiono magicamente, la  mente è lucida e mi sento attiva e sveglia come dovessi partecipare alle olimpiadi di tecniche teoriche di  scacchi.
Ma a questo punto la sottoscritta inizia invece gli allenamenti per il celebre campionato del "rotolamento tra coperte 2007", di cui evidentemente ho premura di vincere il primo premio e mi rigiro nel letto con regolare e ciclica frequenza.

Insomnia Solo verso le 3 e mezza/4 il mio organismo decide di spegnere l'interruttore...
peccato che alle 7:45 la sveglia riparta col suo: ta ta taaa ta ta ta taaa

E via da capo....

....nella speranza di tener duro così da arrivare per lo meno al sabato.....quando finalmente posso dormire fino a tardi e recuperare le forze!

Stringo i denti dunque...oggi è venerdì: manca poco!

Postato da: Isiltarion a 08:25 | link | commenti (5) |

giovedì, 01 febbraio 2007

PanIl Labirinto del Fauno:
finalmente un film veramente bello.
Sotto ogni punto di vista....

Ciò che Lady in the Water tentava vanamente di raggiungere, il Labirinto del Fauno l'ha realizzato pienamente; un film onirico, forte, impeccabile nella sceneggiatura così come nella regia,
da cui emerege un Guillermo del Toro nel pieno delle sue energie e capacità.

Pan2 Sì..
era veramente da molto che non mi lasciavo attraversare l'anima da immagini tanto evocative.


Titi

Postato da: Isiltarion a 19:38 | link | commenti |
cinema, recensione