PELICULAS PARA NO DORMIR
Che la Spagna in questi anni stia vivendo un suo momento d'oro a quanto pare non è palese solo a livello politico-economico, ma anche cinematografico.
Davvero piacevole la scoperta da me fatta in questi giorni di una serie horror tutta spagnola, sulla scìa delle ormai celebri serie americane Masters of Horror I e II.
Sulla Tv Spagnola, nel 1964, faceva la sua apparizione la serie dal titolo
Historias para no dormir (andata in onda fino al 1982!) cui il titolo della nuova serie, uscita nel 2006, strizza sicuramente l'occhio, ma la struttura di quella attuale segue perfettamente quella americana.
Anche in questo caso infatti abbiamo episodi distinti, ognuno diretto da un regista ispanico, della durata di circa un'ora e con contenuti prettamente horror con punte decisamente splatter.
Gli episodi della nuova serie sono 6, ovvero:
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La Habitacion del nino, di Alex de la Iglesia (già noto ai più grazie ai film La Comunidad e Crimen Perfecto)
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Para Entrar a Vivir, di Jaume Balaguerò (probabilmente il regista più noto tra quelli di questa serie, noto agli amanti del genere horror per film come Nameless, Fragile, Darkness e di cui a breve vedremo il film [REC] in uscita nelle sale italiane proprio il 29 Febbraio)
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Cuento di Navidad, di Paco Plaza (co-regista nel già citato [REC] con Balaguerò, più conosciuto in Spagna e meno noto al pubblico europeo, tra i suoi film cito Second Name)
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Adivina quien soy, di Enrique Urbizu (da me completamente ignorato, ma ha all'attivo ben 9 pellicole per il pubblico spagnolo)
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La Culpa, di Narciso Ibanez Serrador (uno dei registi più fecondi tra quelli elencati, scrittore e produttore di moltissimi film, oltre che attore di lunga data)
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Regreso a Moira, di Mateo Gil (writer di alcuni dei celeberrimi film di Amenabar come Mare Dentro, Apri Gli Occhi, Thesis, sicuramente uno dei registi che mi icuriosisce di più alle prese con la regia di un film interamente horror)
Per ora la visione dei primi due episodi è stata una rivelazione: regia curata, plot intrecciati (ok, Balaguerò ha ancora qualche forzatura qua e là nella trama.. ma dati i suoi precedenti film, credo di poter affermare che sia una sua costante, oramai
), attori a me ignoti ma bravissimi, insomma,
un assaggio in pillole di sano ottimo horror!
Speriamo continui così
Buona visione

Ce la stanno proprio mettendo tutta a farmi odiare questo mio amato paese, a farmi sentire parte di una società sbagliata, fossile, marcia.
A spingermi a mollare tutto, baracca e burattini, ed emigrare
Ok, il lavoro è precario, il mio contratto a progetto c'è da oltre un anno, e me la cavo.
Ok, le coppie di fatto sono ancora - per la morale italiana - un attacco alla "famiglia", al "vero amore", non pretendo di stravolgere una società in poco.. ma si può ancora sperare.
Ok, i politici sono corrotti, ma noi abbiamo il "sole, il mare, il cibo buono" (non scorderò mai le parole pronunciate da Berlusconi in una seduta del Parlamento Europeo, quando rispose così alle critiche di un parlamentare..)
Ma leggere ciò che è accaduto all'Ospedale di Napoli è stato talmente vergognoso, che non riesco a trattenermi. Non riesco a crederci.
Provo rabbia, moltissima rabbia 
Vedo uomini, maschi, cattolici per lo più, parlare di "vita", di lotta "pro-life", pronunciare la parola "aborto" con passione e morale 
Berlusconi, Ferrara, il Papa, il cardinale Ruini..
devono essere davvero persone molto empatiche, altrimenti non si spiega come facciano a conoscere così bene cosa si provi a rimanere incinta e scoprire che il proprio feto è malato e condannato ad una vita di dolore, o cosa voglia dire rimanere incinta dopo una violenza carnale o peggio ancora proseguire una gravidanza quando viene diagnosticato il pericolo di vita per la madre stessa.
Ma sì,
torniamo al Medioevo, togliamo la possibilità alla donna (e al compagno che può avere vicino) di scegliere, consentiamo il ritorno dell'aborto clandestino, dei viaggi all'estero per "aggiustare tutto", permettiamo alle molte donne in condizioni disagiate, come le immigrate e quelle in ceti meno abbienti, di rischiare la vita sotto le mani di un abile "medico" improvvisato.
L'importante è salvare la vita.
Ma quale ?
Strumentalizzare così una tematica, isolandola dal contesto, utilizzandola per fini prettamente elettorali o propagandistici, è qualcosa di orrido, di malato.
Stiamo assistendo a fatti che rasentano i peggiori dei fondamentalismi.. e mi chiedo perchè.
Perchè tirare in ballo la questione dell'aborto proprio durante una campagna elettorale agli inizi e non durante una legislatura avviata?
Perchè parlare di un argomento tanto delicato adesso, che gli italiani hano BEN altro di più urgente e importante da risolvere?!
C'è gente che non arriva a fine mese.
C'è gente che non può pagarsi una singola rata del mutuo, che non ha una casa.
C'è gente che muore sul lavoro, siamo il paese europeo con più morti bianche.
La prostituzione, l'aborto, la criminalità: la società li conosce da sempre. Da quando esiste.
Probabilmente è pura utopia sperare di cancellarne ogni traccia, di eliminarli dalla faccia della terra, ma è giusto tendere verso questa meta, guardare a questo obiettivo, cercare di migliorare la vita degli individui che popolano questo pianeta.
E' per questo che esistono le leggi, che il "patto sociale" viene stipulato tra cittadini e stato: le leggi tutelano, semplificano, rispettano gli esseri umani, creano equità ed ordine.
Sono 30 anni che è stata introdotta la Legge 194 sull'aborto.
Dal 1982 ad oggi gli aborti sono calati del 44%.
L'Onu, nel 1968, stimava ben 1.200.000 aborti clandestini in Italia.
Nel 2006 ne sono contati contati 130.033.
Non mi sembra, quindi, che la scelta di poter abortire abbia peggiorato la situazione, spingendo milioni di donne a "buttar via" il proprio bambino.
Anzi.
E' così difficile immaginare che ci sono ben altri interventi che potrebbero ridurre ancora di più il numero di aborti, senza toccare la legge? Supporti economici alle classi sociali più emarginate, maggiore informazione, prevenzione, diffusione degli anticoncezionali, centri di assistenza.
Lo dico non come donna, ma come essere umano:

l'aborto in sè non è una decisione facile da prendere, è un atto complesso che coinvolge la sensibilità e la coscienza di ognuno di noi.
Ma finchè esiste nel nostro paese, anche solo una donna che a quella domanda abbia scelto dolorosamente la risposta "sì, sento di doverlo fare",
quella donna uno Stato Civile ha il DOVERE di tutelarla.
Ipse Dixit