C'E' SEMPRE UNA PRIMA VOLTA
Ebbene sì, l'ho fatto anche io, venerdì sera.
Ho resistito per anni a lezioni noiosissime, a scuola, al Liceo, persino all'Università.
Ho resistito moltissime volte a film bruttissimi, tediosi, lunghi o semplicemente pesanti.
Ho resistito persino alla visione integrale di Inland Empire, del sublime Lynch, con i suoi 197 minuti un po' troppo autocelebrativi, ma pur sempre "d'autore".
Ho resistito a code terribili, in Banca o alle Poste.
Ma venerdì no. Sono crollata.
Ore 21: inizia lo spettacolo teatrale al Verdi, qua a Pisa. Con le mie amiche andiamo speranzose perchè c'è lui, Gabriele Lavia, uno dei miei treatanti preferiti. L'anno scorso, con la rappresentazione Measure for Measure, ne ero uscita entusiasta, non potevamo mancare.
Entriamo, ci sediamo, inizia.
E' un monologo. Sul palco lui, con una giacchetta nera, una sedia, un leggìo, un raggio di luce sul suo corpo e attorno il buio totale.
Silenzio.
Eccoci!
Ore 22, Lavia è bravissimo, coinvolgente, sono rapita.
Ore 23: ancora magia, Lavia scandisce con la voce tutti i personaggi, si rivolge a noi, aggiunge commenti filosofici.. il teatro è il teatro.
Ore 24... sono trascorse TRE ore, l'opera in questione è l'AMLETO (come dirà lui stesso, la più lunga scritta da Shakespeare, grande come "quattro volte il Macbeth"), e Lavia non si ferma, ancora nessuna pausa. Comincio ad accusare. Il seggiolino è divenuto scomodo, non riesco a trovare pace, mi rigiro, guardo l'orologio. Lavia è sempre bravissimo, ma la natura umana ha dei limiti.
Qualcuno nel pubblico ha già ceduto, se n'è andato.. ma io no, noi resistiamo.
PAUSA
Lavia si ferma, corriamo al bar, a prendere un caffè, acqua... qualcosa..
E le persone affollano l'atrio, chiedono informazioni, tutti noi abbiamo un'unica grande preoccupazione:
QUANTO DURERA' ANCORA?
Ma gli operatori del teatro non ne hanno idea, chi ottimisticamente dice 1 ora, chi addirittura 2...
Davanti al botteghino qualcuno parla insistentemente con la povera ragazza dietro il vetro ansimando "ma ancora non è morto Polonio e nemmeno Ofelia... si rende conto? Devono ancora morire tutti ed è mezzanotte e mezza!".
Noi ci facciamo forza, rientriamo caparbie, dobbiamo resistere: Lavia ha promesso che reciterà meno di un terzo dell'opera, non può durare ancora molto.
Giammai lasciare uno spettacolo teatrale a metà! E poi Lavia è bravissimo, che diamine!
E' l'opera che è un po' lunghina... fatta a monologo poi...
Mi siedo, riparte Lavia, subito.
Passa un'altra ora.
Passa un'altra mezzora.
E' morto solo Polonio. Ofelia è sempre lì... tutti gli altri sono sempre lì.
Guardo l'orologio: 1:45 di notte.
Allungo gli occhi sulla sala: è dimezzata.
Un nonnino elegante fugge da una delle uscite di sicurezza.
Una ragazza che si era aggregata a noi, dorme, accasciata sul palchetto.
Sotto un signore quasi russa e sopra di noi, a lato, ormai è tutto vuoto, rimane solo un ragazzo che dorme della grossa, appoggiato al seggiolino.
E lì cediamo.
Ci guardiamo tra di noi, non proferiamo parola: ognuna concorda.
Prendo borsetta, giacca e volantino dello spettacolo e usciamo senza far rumore.
Lungo le scale scendiamo, altra gente se ne va.
Uno dice all'altro "minchia, sono le 2.. almeno alla morte di Ofelia ci poteva arrivare..."
Quando ho varcato la soglia del teatro,
sorridevo sconfitta: stavolta ha vinto Lavia.
Ma voglio la rivincita.

La perla dello spettacolo:
Lavia ci spiega che all'epoca di Shakespeare (siamo nel '600), a causa della sifilide dilagante vennero chiuse tutte le case di tolleranza per ordine del re, ad eccezione di quelle per i nobili ricchi, sulle cui porte appariva la scritta "F.U.C.K.", ovvero
Fornification
Under
Consent of the
King
Non solo, poichè i bordelli clandestini continuarono ugualmente a proliferare, all'interno di povere case private, venivano chiamati "Fisherman" (insomma, pescivendoli..) coloro che racimolavano clienti per la strada, in quanto - a quanto pare - l'igiene e gli odori "ittici" femminili delle prostitute, permeavano questi simpatici papponi dell'epoca
Non si finisce mai di imparare