Da dove nasce il male?

Nel 1971 un gruppo di ricercatori americani decise di studiare il comportamento umano in situazioni estreme di suddivisione gerarchica di appartenenza.
L'equipe era diretta dal professor
Philip Zimbardo, docente presso la
Stanford University, seguace di alcune idee sul
comportamento sociale sviluppate dal francese
Gustave Le Bon.
L'esperimento consisteva nel suddividere 24 studenti volontari (selezionati dai docenti dopo alcuni test psicologici) in due gruppi, il primo con il ruolo di "guardie", il secondo con quello di "prigionieri".
Furono scelti esclusivamente componenti maschi, di ceto medio, tra i più equilibrati e maturi, persone che non avevano minimamente mostrato in passato segni di squilibrio, violenza o devianza.
Era vietata la violenza fisica, ma alle guardie era consentita la massima libertà per escogitare tecniche di controllo verso i prigionieri.
Le condizioni igienico-sanitarie all'interno della prigione erano state organizzate calcando quelle presenti in moltissime carceri statunitensi, quindi i capelli vennero rasati ai detenuti, venne concessa loro una uniforme numerata (i numeri erano l'unico segno di riconoscimento all'interno del carcere), uno spazio ridotto, una cella di isolamento per i più ribelli, un piccolo cortile per le ore "d'aria" quotidiane, una catena a una caviglia.
La durata prevista per l'esperimento era di 20 giorni; le prime ventiquattro ore trascorsero senza alcun imprevisto, ma il mattino seguente i prigionieri diedero atto ad una prima rivolta contro le guardie.
Questo episodio scatenò l'ira delle guardie, le quali - non potento usare la violenza nuda e cruda, come da contratto - iniziarono a reagire con tecniche psicologiche di umiliazione, vessazione e scherno, inasprendo i toni comunicativi all'interno del carcere.

Gli episodi di violenza psicologica si moltiplicarono a vista d'occhio, fu utilizzata la stanza di isolamento per i prigionieri più ribelli, furono istituiti lavori brutti ed avvilenti, sadismo e umiliazioni divennero aspetti quotidiani all'interno delle celle, sia tra guardie e prigionieri, che tra i prigionieri stessi.
Dopo trentasei ore un prigioniero dette segni di cedimento, iniziò ad avere crisi di pianto, d'ira, disturbi emotivi acuti, tra cui pensiero sconnesso e incontrollato.
La situazione che si era creata mostrava un inspiegabile e crescente sadismo da parte delle guardie (tra le quali una in particolare aveva assunto il ruolo di vero e proprio leader con potere decisionale) verso i prigionieri, con conseguente senso di spersonalizzazione e di alienazione tra i detenuti: tutti iniziarono a percepire quegli avvenimenti non più come un gioco, ma come reali.
Dopo soli cinque giorni gli abusi si erano moltiplicati e con essi i tentativi di fuga/ribellione da parte dei prigionieri: nel cuore della notte le guardie erano convinte di essere monitorate meno dai ricercatori ed iniziarono a commettere veri e proprie
violenze a carattere pornografico, per pura noia o sadismo.
L'esperimento venne interrotto il 20 Agosto 1971.
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Venerdì sera ho visto il film
The Experiment, uscito nel 2001 e diretto da
Oliver Hirschbiegel.
La prima parte della pellicola mostra piuttosto fedelmente gli avvenimenti verificatisi in occasione dell'esperimento carcerario di Stanford, aggiungendo però un finale assai più estremo di quello accaduto nella realtà.
Mi ha colpito molto riflettere sul fatto che ognuno di noi, anche la persona più mite e pacifica, messa in condizione di alienazione o di de-individuazione, possa sprigionare il male verso il prossimo non solo per mantenere controllo o gerarchia, ma anche e soprattutto per il piacere che tutto questo produce.
In alcuni contesti, l'essere umano fa qualcosa di assai insolito rispetto agli altri mammiferi: riversa il male volontariamente, senza motivo, per il puro gusto di farlo.
Il risultato è sempre lo stesso: l'annullamento dei più elementari diritti umani.
Per qualsiasi info sullo studio fatto in America, rimando al link
ufficiale dell'
Eperimento di Stanford, corredato anche di interessanti immagini e resoconti.