Titi...la vita e'un pizzicotto

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Utente: Isiltarion
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lunedì, 23 febbraio 2009

La gran ciofecata di Benjamin Bottone!

Benjamin ButtonProprio così: durante la mia seconda permanenza a Zurigo, ci siamo infilati in un cinema svizzero dove spacciavano film in lingua originale...
"Oh, perbacco" ha pensato la sottoscritta, "la storia di una vita vissuta al contrario! Un film candidato per ben 13 premi Oscar! Devo vederlo!".

E così è stato... ne conservo ancora il trauma!
Non mi dilungherò in una lunga, accorata, incazzosa recensione... perchè credo di aver trovato quella che meglio racchiude tutto quello che c'è da dire, basta cliccare
qui.

Credo ci siano modi ben più simpatici di spendere 166 minuti della propria vita!


Hasta luego




PS: per la cronaca, se dei 13 Oscar a cui era inspiegabilmente candidato... ne ha vinti solo 3.... (e già mi sembra un ladrocinio..), un motivo c'è.

Postato da: Isiltarion a 18:51 | link | commenti (2) |
cinema, recensione

venerdì, 19 dicembre 2008

Trovare Pechino a Parigi


Lespatesvivantes


















Chi non ha sentito anche solo parlare della "cucina cinese"?

In Italia sono tantissimi i ristoranti cinesi aperti negli ultimi anni e per chi ha avuto l'opportunità di girettare un po' in Europa e oltre, si sarà reso conto che i piatti cucinati in questi ristoranti sono fondamentalmente sempre gli stessi, preparati allo stesso modo.
La sensazione è che la cucina cinese che troviamo nei nostri ristoranti occidentali, sia una sorta di "brutta copia" di quella che poi si trova realmente nelle varie regioni della Cina.
E così i "risi alla cantonese" o gli "spaghettini di soia con verdure" imperversano sulle tavole di chi apprezza questi piatti, ma si presentano sempre più o meno con lo stesso sapore, sia che uno si trovi in un ristorante cinese a Pisa, o Madrid, Londra e via dicendo.

wokSpesso mi ero chiesta come sarebbe stato poter assaggiare un celebre piatto cinese VERO, magari come quello che preparano realmente nelle cittadine cinesi e qua e là mi ero anche informata chiedendo pareri a chi - in Cina - ha avuto la gran fortuna di andarci di persona.
Ho sempre avuto la conferma che la cucina cinese che si è standardizzata in Europa è davvero moolto diversa da quella che si mangia a Pechino e nelle varie città cinesi: loro usano un mare di verdure, accompagnano con numerose salsine e zuppe i loro piatti e si sbizzarriscono nei tipi di ravioli che preparano (qui se ne trovano al massimo elencati 4 o 5 in un menù, di solito).

Orbene, già disperavo che per riuscire a trovare un vero piatto "cinese", mi sarebbe toccato andare in Cina...
e invece - sorprendentemente - non è così

A Parigi,
in Rue du Faubourg Montmartre 46 (in pieno centro, nel 9° arrondissement, uscita metro Grands Boulevards),
si trova il ristorante

"Les Pates Vivantes"

ed è stata una vera rivelazione!
Il posticino in questione è molto informale, senza tutti quegli addobbi straboccanti che ritroviamo nei vari ristoranti cinesi.. all'entrata vi sono dei tavolini in fila (ma non sconfortatevi se son tutti pieni... c'è anche una saletta al piano di sopra) e sul lato sinistro, è possibile rimirare il cuoco cinese in diretta che prepara gli spaghetti con le sue mani, dividendo l'impasto con maestria in decine di filamenti.
E' a conduzione familiare, ha avuto molti elogi in varie riviste proprio perchè propongono piatti di Pechino e dintorni, preparati secondo i metodi tradizionali.

noodlesI prezzi sono decisamente ottimi, viste le porzioni e la qualità del cibo.
Quando vengono richieste le zuppe (tutte sui 7, 9 o 10 euri), vi viene servita una ciotolona fumante di dimensioni gigantesche, stracolma di verdure e di "spaghettoni" (ma dovrei dire noodles :P) fatti a mano. Un vero, buonissimo piatto unico!
Si possono assaggiare questi "spaghettoni" anche asciutti, con verdure e carne saltate, oppure si possono ordinare i ravioli (di cui mi sono innamorata perchè tremendamente più grandi e buoni di quelli che si trovano solitamente in un qualsiasi ristorante cinese) anch'essi fatti da loro, oppure ancora c'è una gran varietà di piatti saltati al wok, ricolmi ovviamente di altre verdure, carne o pesce a scelta.

ravioliConsiderando anche che al prezzo di listino non si aggiunge alcun costo per il servizio e che l'acqua viene servita gratuitamente nelle caraffe (cosa  per altro diffusissima a Parigi),
si evince che questo posticino è veramente unico, ottimo per assaggiare finalmente la versione VERA di alcuni notissimi piatti cinesi.

E vi stupirete del fatto che i piatti cinesi nei nostri ristoranti...
c'entrano assolutamente poco con quelli tradizionali




Postato da: Isiltarion a 12:07 | link | commenti |
recensione, secondo me

lunedì, 29 settembre 2008

 - Che delusione! -


GeorgeClooneyinBurnAfterReadingProprio così, che delusione.
Sabato sera sono andata al cinema con un bel sorrisone stampato in faccia: dopo aver visto con piacere No Country For Old Men (in italiano Non è un paese per vecchi) dei fratelli Coen, ero ansiosissima di vedere il loro nuovo film, ovvero Burn After Reading - A prova di spia.
Anche in passato ho avuto modo di apprezzare quel mix tanto originale di comicità, alienazione, crudezza, quel saper alternare momenti estremamente esilaranti ad altri molto forti, spesso creando un climax impeccabile, coinvolgente, capace di farti rimanere incollato alla sedia, fino alla fine. Mi rifersico a pellicole come Il Grande Lebonsky (veramente assurdo!), o Fratello, dove sei?, ma anche lo stesso No Country for old men.

Ma questa volta hanno fatto cilecca . Proprio così.
I tratti comici sono scarsi, l'intreccio della trama non è niente di sopeciale, il senso dell'intera pellicola (se proprio dobbiamo scovarcelo) è banale, e così, dopo aver appreso ancora una volta che la società americana è composta da individui incapaci (che gestiscono il potere) e individui determinati ma sfigati (che sono i cittadini), il film non decolla.
Il Plot? Un dischetto contenente le memorie di un agente della Cia finisce nelle mani di due impiegati di una palestra che tentano di vendere le pagine al miglior offerente per inseguire il loro sogno di felicità: una serie di interventi di chirurgia plastica. Stop.

Brad PittOk, la regia è curata, la fotografia è sempre un piacere, ma la trama proprio non mi convince, persino i personaggi sono poco interessanti e l'unica eccezione è - inaspettatamente - proprio lui, Brad Pitt. Il nostro Brad stavolta lo vediamo ballare a suon di Ipod, con ciuffo alla Elvis e pantaloncini corti, decisamente una veste insolita per un attore dai panni solitamente piuttosto seri  come quelli del bello impossibile o del cattivo affascinante; durante il film, però, il buffissimo Brad fa una fine a dir poco inspiegabile e diventa difficile arrivare ai titoli di coda senza il desiderio crescente di veder concludere cotanta banalità.
Quindi presonaggi senza spessore, comicità scarsa, prevedibile e mal dosata, intreccio narrativo insipido, climax inesistente, finale scontato, nel complesso un film piuttosto scarsino. Forse quello che ho apprezzato meno, tra quelli diretti dalla nota coppia di registi americana.

Tirando le somme,
parabola discendente per i nostri fratelli Coen, solitamente piuttosto bravi a cimentarsi in film pseudocomici, ma stavolta
- lo ripeto -
che delusione!


 Titi


PS: per la cronaca, il mitico Acciughino ormai sfiora la soglia dei 400g.... piccoli bacarozzi pelosi crescono (BE CONTINUED )

Postato da: Isiltarion a 09:56 | link | commenti |
spettacolo, recensione, secondo me

domenica, 16 marzo 2008

C'E' SEMPRE UNA PRIMA VOLTA



Ebbene sì, l'ho fatto anche io, venerdì sera.
Ho resistito per anni a lezioni noiosissime, a scuola, al Liceo, persino all'Università.
Ho resistito moltissime volte a film bruttissimi, tediosi, lunghi o semplicemente pesanti.
Ho resistito persino alla visione integrale di Inland Empire, del sublime Lynch, con i suoi 197 minuti un po' troppo autocelebrativi, ma pur sempre "d'autore".
Ho resistito a code terribili, in Banca o alle Poste.


Ma venerdì no. Sono crollata.
Ore  21: inizia lo spettacolo teatrale al Verdi, qua a Pisa. Con le mie amiche andiamo speranzose perchè c'è lui, Gabriele Lavia, uno dei miei treatanti preferiti. L'anno scorso, con la rappresentazione Measure for Measure, ne ero uscita entusiasta, non potevamo mancare.
Entriamo, ci sediamo, inizia.

Lavia2 E' un monologo. Sul palco lui, con una giacchetta nera, una sedia, un leggìo, un raggio di luce sul suo corpo e  attorno il buio totale.
Silenzio.
Eccoci!

Ore 22,  Lavia è bravissimo, coinvolgente, sono rapita.

Ore 23: ancora magia, Lavia scandisce con la voce tutti i personaggi, si rivolge a noi, aggiunge commenti filosofici.. il teatro è il teatro.

Ore 24... sono trascorse TRE ore, l'opera in questione è l'AMLETO (come dirà lui stesso, la più lunga scritta da Shakespeare, grande come "quattro volte il Macbeth"), e Lavia non si ferma, ancora nessuna pausa. Comincio ad accusare. Il seggiolino è divenuto scomodo, non riesco a trovare pace, mi rigiro, guardo l'orologio. Lavia è sempre bravissimo, ma la natura umana ha dei limiti.
Qualcuno nel pubblico ha già ceduto, se n'è andato.. ma io no, noi resistiamo.

PAUSA
Lavia si ferma, corriamo al bar, a prendere un caffè, acqua... qualcosa..
E le persone affollano l'atrio, chiedono informazioni, tutti noi abbiamo un'unica grande preoccupazione:
QUANTO DURERA' ANCORA?
Ma gli operatori del teatro non ne hanno idea, chi ottimisticamente dice 1 ora, chi addirittura 2...
Davanti al botteghino qualcuno parla insistentemente con la povera ragazza dietro  il vetro ansimando "ma ancora non è morto Polonio e nemmeno Ofelia... si rende conto? Devono ancora morire tutti ed è mezzanotte e mezza!".

Noi ci facciamo forza, rientriamo caparbie, dobbiamo resistere: Lavia ha promesso che reciterà meno di un terzo dell'opera, non può durare ancora molto.
Giammai lasciare uno spettacolo teatrale a metà! E poi Lavia è bravissimo, che diamine!
E' l'opera che è un po' lunghina... fatta a monologo poi...
Mi siedo, riparte Lavia, subito.

Passa un'altra ora.
Passa un'altra mezzora.
E'  morto solo Polonio. Ofelia è sempre lì... tutti gli altri sono sempre lì.
Guardo l'orologio: 1:45 di notte.

dormire Allungo gli occhi sulla sala: è dimezzata.
Un nonnino elegante fugge da una delle uscite di sicurezza.
Una ragazza che si era aggregata a noi, dorme, accasciata sul palchetto.
Sotto un signore quasi russa e sopra di noi, a lato, ormai è tutto vuoto, rimane solo un ragazzo che dorme della grossa, appoggiato al seggiolino.

E lì cediamo.
Ci guardiamo tra di noi, non proferiamo parola: ognuna concorda.
Prendo borsetta, giacca e volantino dello spettacolo e usciamo senza far rumore.
Lungo le scale scendiamo, altra gente se ne va.
Uno dice all'altro "minchia, sono le 2.. almeno alla morte di Ofelia ci poteva arrivare..."

Quando ho varcato la soglia del teatro,
sorridevo sconfitta: stavolta ha vinto Lavia.
Ma voglio la rivincita.


La perla dello spettacolo:
Lavia ci spiega che all'epoca di Shakespeare (siamo nel '600), a causa della sifilide dilagante vennero chiuse tutte le case di tolleranza per ordine del re, ad eccezione di quelle per i nobili ricchi, sulle cui porte appariva la scritta "F.U.C.K.", ovvero

                                                                Fornification
                                                                Under
                                                                Consent of the
                                                                King

Non solo, poichè i bordelli clandestini continuarono ugualmente a proliferare, all'interno di povere case private, venivano chiamati "Fisherman" (insomma, pescivendoli..) coloro che racimolavano clienti per la strada, in quanto - a quanto pare - l'igiene e gli odori "ittici" femminili delle prostitute, permeavano questi simpatici papponi dell'epoca


Non si finisce mai di imparare

Postato da: Isiltarion a 15:35 | link | commenti (4) |
spettacolo, recensione, teatro, curiosità

lunedì, 18 febbraio 2008

PELICULAS PARA NO DORMIR

BalagueroChe la Spagna in questi anni stia vivendo un suo momento d'oro a quanto pare non è palese solo a livello politico-economico, ma anche cinematografico.
Davvero piacevole la scoperta da me fatta in questi giorni di una serie horror tutta spagnola, sulla scìa delle  ormai celebri serie americane Masters of Horror I e II.

Sulla Tv Spagnola, nel 1964, faceva la sua apparizione la serie dal titolo
Historias para no dormir (andata in onda fino al 1982!) cui il titolo della nuova serie, uscita nel 2006, strizza sicuramente l'occhio, ma la struttura di quella attuale segue perfettamente quella americana.

Anche in questo caso infatti abbiamo episodi distinti, ognuno diretto da un regista ispanico, della durata di circa un'ora e con contenuti prettamente horror con punte decisamente splatter.


Gli episodi della nuova serie sono 6, ovvero:


  • La Habitacion del nino, di Alex de la Iglesia (già noto ai più grazie ai film La Comunidad e Crimen Perfecto)

  • Para Entrar a Vivir, di Jaume Balaguerò (probabilmente il regista più noto tra quelli di questa serie, noto agli amanti del genere horror  per film come Nameless, Fragile, Darkness e di cui a breve vedremo il film [REC] in uscita nelle sale italiane proprio il 29 Febbraio)

  • Cuento di Navidad, di Paco Plaza (co-regista nel già citato [REC] con Balaguerò, più conosciuto in Spagna e meno noto al pubblico europeo, tra i suoi film cito Second Name)

  • Adivina quien soy, di Enrique Urbizu (da me completamente ignorato, ma ha all'attivo ben 9 pellicole per il pubblico spagnolo)

  • La Culpa, di Narciso Ibanez Serrador (uno dei registi più fecondi tra quelli elencati, scrittore e produttore di moltissimi film, oltre che attore di lunga data)

  • Regreso a Moira, di Mateo Gil (writer di alcuni dei celeberrimi film di Amenabar come Mare Dentro, Apri Gli Occhi, Thesis, sicuramente uno dei registi che mi icuriosisce di più alle prese con la regia di un film interamente horror)


habitacion_del_nino


Per ora la visione dei primi due episodi è stata una rivelazione: regia curata, plot intrecciati (ok, Balaguerò ha ancora qualche forzatura qua e là nella trama.. ma dati i suoi precedenti film, credo di poter affermare che sia una sua costante, oramai), attori a me ignoti ma bravissimi, insomma,

un assaggio in pillole di sano ottimo horror!
Speriamo continui così

Buona visione









Postato da: Isiltarion a 11:56 | link | commenti (6) |
cinema, recensione, curiosità

venerdì, 24 agosto 2007

"BORIS"


BorissImmaginate una fiction televisiva italiana che giochi proprio sul rapporto tra finzione e realtà, che diventi una parodia di come - in Italia - il dietro le quinte sia esso stesso un set di intrecci tremendamente comici.

Immaginate poi che la  sigla iniziale sia cantata da Elio e le Storie Tese (), che tra il cast spicchino nomi come Pietro Sermonti e Caterina Guzzanti (), che la sitcom in questione sia proprio la prima prodotta da Fox Channels Italia (e quindi visibile solo su Sky
) e che sia composta da ben 14 episodi, della durata di circa 20' minuti l'uno.


Mischiate il tutto
ed ecco a voi, Boris

Boris Finalmente una fiction italiana ben fatta, pronta a smascherare i retroscena dei set cinematografici di quelle decine e decine di produzioni mediocri che infestano la nostra tv: è sufficiente la visione dei primi 4 episodi, per ritrovarsi a fare delle sane grasse risate, come forse non accadeva da tempo.

I ritmi sono veloci, incalzanti, i personaggi ben caratterizzati nelle loro manifeste assurdità, persino lui - Boris appunto - ovvero il pesce rosso che accompagna la troupe durante tutte le riprese, ha un "ruolo" in tutto ciò.

E' una satira pungente, irresistibile e proprio in quanto tale, consente di cogliere i pregi e difetti della nostra televisione, di sviluppare senso critico e di imparare a scindere ciò che può avere un senso da ciò che non lo ha (ma va avanti unicamente basandosi sull'apparenza, sull'immagine).

La trama?
Nel Teatro 2 di Cinecittà la troupe al completo è trepidante ed ansiosa di iniziare le riprese di "Occhi del Cuore 2", la tipica e mielosa serie tv all'italiana. E' il primo giorno di riprese, con attori scadenti, una assistente arpia, una sceneggiatura inconsistente ed improbabile, budget ridotti all'osso e soprattutto lui, Ferretti, un regista ormai rassegnato alla produzione di cinema dozzinale che cerca di salvare il salvabile, accompagnato da uno stagista nuovo, un ragazzo i cui occhi vedranno per la prima volta ( e noi con lui) le dinamiche della creazione cinematografica italiana.
Le disavventure che accompagnano i personaggi dell'intera troupe iniziano già dal primo giorno, quando le discussioni tra attori e regista prendono piega.


Posologia e modi d'uso:
Si consiglia la visione di 3/4 episodi il giorno, possibilmente dopo il pasto serale, in compagnia di pochi amici ma buoni (con un massimo di 5).
Non superare le dosi consigliate.
Attenzione, un uso smodato può provocare dipendenza!

















Postato da: Isiltarion a 10:00 | link | commenti (5) |
spettacolo, recensione, secondo me

giovedì, 15 marzo 2007

VADE RETRO.......... DER TODESKING!

der Ebbene sì, stavolta è mia intenzione preservare l'umanità sana di mente (ma anche quella dalla scarsa materia  grigia) dalla visione del film in oggetto, proprio per evitare il contagio di una terribile noia mortale, dall'effetto repentino.

Lo definiscono film horror... ma per me è stata una passione, un po' come una via crucis con nonni e parenti a seguito, per intenderci

Diretto dal tedesco  Jorg Buttgereit  - forse già noto agli amanti del genere per il celebre Nekromantik -   e prodotto nel 1989, Der Todesking ha messo a dura prova le nostre speranzose attenzioni per ben 74 minuti (e se la cosa ha destato tanta sofferenza in soli 74 minuti, lascio immaginare che capolavoro possa essere...).
La trama? 7 episodi, ognuno con protagonosta "la morte", sotto varie forme.
Stop, tutto qui.

Trama interessante? Sì, poteva esserlo in effetti....
peccato però che il nostro amico Jorg non sia riuscito molto a renderla per il meglio.... anzi, diciamo pure che non l'ha resa affatto

der todesking Poca originalità, tanta lentezza, una regia statica e senza personalità, scarsità perfino di scene splatter (che magari avrebbero movimentato un po' la scena), personaggi improbabili e dialoghi pesanti....
che dire?

Dopo tante piacevoli visioni da me documentate in questo mio angolino virtuale, ecco una
antirecensione in piena regola


Buona (anti)visione, dunque!


Titi

Postato da: Isiltarion a 00:50 | link | commenti (3) |
cinema, recensione

giovedì, 01 febbraio 2007

PanIl Labirinto del Fauno:
finalmente un film veramente bello.
Sotto ogni punto di vista....

Ciò che Lady in the Water tentava vanamente di raggiungere, il Labirinto del Fauno l'ha realizzato pienamente; un film onirico, forte, impeccabile nella sceneggiatura così come nella regia,
da cui emerege un Guillermo del Toro nel pieno delle sue energie e capacità.

Pan2 Sì..
era veramente da molto che non mi lasciavo attraversare l'anima da immagini tanto evocative.


Titi

Postato da: Isiltarion a 19:38 | link | commenti |
cinema, recensione

giovedì, 25 gennaio 2007

The Science of sleep di M. Gondry


Gondry Questo è il titolo orginale del film attualmente nelle sale italiane, divenuto magicamente per noi L'arte del sogno, a conferma del fatto che -probabilmente- per la nostra società la scienza si è magicamente trasformata in qualcosa di bizzarro, a tratti interpretabile e opinabile...insomma, arte.
Orbene, l'impatto inziale è stato subito problematico: al mio arrivo davanti al cinema, il pubblico che usciva dallo spettacolo precedente sembrava aver visto l'ultima edizione di
Via col vento poichè moltissimi ragazzi e ragazze piangevano, mentre altri sembravano visibilmente scossi.

Il film nella prima parte si presenta sostanzialmente interessante: il mondo dei sogni è realmente visto con occhi scientifici - come dimostrano i numerosi riferimenti Freudiani - e il nostro protagonista fonde da subito le esperienze reali con quelle vissute nel suo immaginario, durante il sonno.
La fotografia  è ben curata e i tocchi di originalità non mancano: il mondo dei sogni viene osservato da un punto di vista insolito, ovvero quello di una "telecamera" (una sorta di occhio scrutatore) piazzata all'interno del cervello del protagonista,luogo dove un intraprendente alter-ego emerge - come un regista - proprio durante i sogni del ragazzo.

Il protagonista, Stephane, splendidamente interpretato da Gael Garcia Bernal (già noto al pubblico del grande schermo con
I Diari della Motocicletta e La mala educacion),torna in Francia dove la madre ha trovato per lui un impiego come grafico nella stampa di calendari, ma il povero Stephane si ritroverà ben presto a gestire un lavoro assai monotono, contornato da colleghi pienamente collocabili nel limbo tra normalità e follia, i quali più volte entreranno nei suoi sogni per essere così comandati a bacchetta.
A sconvolgere questa sua monotona esistenza sarà una nuova vicina di casa, altrettanto ben interpretata da Charlotte Gainsbourg (per me una splendida Jane Eyre), una ragazza dolce e creativa, contornata da insicurezze ma anche dalla incredibile capacità di ascoltare.

Gondry2 Orbene, nonostante la fotografia ben curata, la magia con cui i primi sogni irrompono sullo schermo, la capacità di mostrare anche i più piccoli dettagli e la delicatezza che può scaturire quando due esseri umani - seppur per un istante - si osservano nel profondo, nonostante tutto...il film non convince.
Si alternano questi momenti ad altri estremamente sotto tono, scontati, dove è proprio la sceneggiatura a venire a mancare e l'originalità iniziale vacilla trasformandosi - alla lunga - in cosa trita e ritrita.
Non accade nulla di più, se non un allontanamento dei due personaggi, e questo senso di incompletezza si riversa come un torrente nel finale: anch'esso a mio parere non molto sensato, quasi inutile, oltre che privo di interesse persino da un punto di vista registico.
Le riprese terminano, le luci si riaccendono, esco dalla sala...e rimango piuttosto stupita e confusa: se pongo sui piatti di una bilancia i momenti a me piaciuti e quelli invece poco apprezzati, probabilmente nell'insieme sì, il film merita una visione, trasmette qualcosa.
Ma per chi, come me, aveva assaporato a pieno la completezza e lo splendore del precedente lavoro di Gondry, ovvero Eternal Sunshine of a Spotless Mind (in italiano inspiegabilmente tradotto con la formuletta quasi canticchiabile  Se mi lasci ti cancello), questo film non va oltre, non appaga.

Non ti scoraggiare Gondry...

le premesse sono ancora buone




Titi

Postato da: Isiltarion a 13:01 | link | commenti |
cinema, recensione

venerdì, 17 febbraio 2006

Alicia"Alicia" (1994), di Balaguerò.

Un cortometraggio angosciante, perverso, dalle immagini forti e a tratti oniricamente blasfeme.
Un mix di paure  viste da un punto di vista che oserei definire quasi "femminile"...
... il tutto per esprimere - a mio parere - la  lucida metafora di quella che è la perdita della  "innocenza" da parte di una giovane ragazza.



In alcuni istanti ho trattenuto la mano davanti agli occhi, aprendone ampi spiragli tra le dita perchè mossa da una irrefrenabile curiosità... ma il collage che ne è emerso ha
avuto un profondo potere "perturbante" su di me,
nel senso freudiano del termine ovviamente!

5 minuti densi..


Titi

Postato da: Isiltarion a 17:21 | link | commenti (16) |
cinema, recensione